Diventare commercialista è ancora una scelta sensata nel 2026? O si tratta di una professione ormai satura e poco attrattiva? La risposta, come spesso accade, non è “sì” o “no”, ma dipende da come si costruisce il percorso.
Quanto guadagna mediamente un commercialista?
Quando si cercano informazioni sui guadagni dei commercialisti, il rischio principale è quello di fermarsi a un solo numero. I dati ufficiali esistono e sono utili, ma vanno letti con attenzione.
Secondo le rilevazioni più recenti della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, il reddito medio annuo di categoria, riferito all’anno d’imposta 2023, si attesta intorno agli 80.000 euro lordi. Questo valore rappresenta una media complessiva e include sia professionisti affermati sia chi è nelle prime fasi della carriera.
Cosa significa davvero “reddito medio”?
- non è il guadagno tipico di chi inizia;
- è influenzato da studi molto strutturati;
- non tiene conto delle differenze tra Nord, Centro e Sud Italia.
Nella pratica, il reddito cresce nel tempo e segue una logica progressiva: prima competenze, poi clienti, infine reddito.
Quanto è il guadagno mensile di un commercialista?
Il concetto di “stipendio mensile” si adatta poco a una professione autonoma come questa. Il commercialista non ha un’entrata fissa ogni mese: il flusso economico varia in base a incarichi, scadenze fiscali e consulenze.
Per orientarsi, è comunque possibile trasformare il reddito annuo lordo in una stima mensile indicativa.
Un esempio concreto
| Fase professionale | Reddito annuo lordo | Media mensile lorda | Contesto tipico |
|---|---|---|---|
| Collaboratore / praticante | 18.000–30.000 € | 1.500–2.500 € | Studio, ruolo operativo |
| Commercialista avviato | 45.000–65.000 € | 3.700–5.400 € | Clienti propri |
| Media nazionale | ~80.000 € | ~6.700 € | Dato statistico |
| Studio strutturato | >80.000 € | >6.700 € | Team e consulenza |
Un aspetto spesso sottovalutato
Il vero guadagno non dipende solo dagli incassi, ma da:
- costi di struttura;
- contributi previdenziali;
- gestione del tempo;
- capacità di offrire servizi a valore aggiunto.
Un commercialista che lavora “solo a scadenze” guadagna meno di chi affianca i clienti nelle decisioni.
Qual è il percorso per diventare commercialista?
Diventare commercialista non è il risultato di una scelta estemporanea, ma l’esito di un percorso regolamentato, che richiede tempo, metodo e una pianificazione attenta fin dalle prime fasi. La normativa stabilisce passaggi precisi, ma il modo in cui questi vengono affrontati fa una grande differenza nei tempi e nei risultati.
In linea generale, il percorso si articola in quattro fasi principali, strettamente collegate tra loro.
1. Laurea in ambito economico (triennale e magistrale)
Il primo passo è il conseguimento di una laurea idonea in ambito economico. Nella pratica, il percorso più diffuso e funzionale prevede:
- una laurea triennale in area economico-aziendale;
- una laurea magistrale che consolidi competenze in economia, management, diritto e finanza.
Questa fase non serve solo ad “avere il titolo”, ma a costruire le basi concettuali indispensabili per la professione: bilancio, diritto tributario, diritto commerciale, economia d’impresa.
Un errore frequente è scegliere il corso di laurea senza considerare l’obiettivo finale. Studiare materie poco coerenti con la professione rende poi più complesso affrontare il tirocinio e l’Esame di Stato.
In questo contesto, un ateneo come la Università degli Studi Guglielmo Marconi può risultare particolarmente utile per chi:
- lavora già o intende iniziare a lavorare presto;
- ha bisogno di flessibilità organizzativa;
- vuole costruire il percorso universitario senza interruzioni.
2. Tirocinio professionale presso uno studio abilitato
Dopo (o in parte durante, secondo le modalità consentite), è necessario svolgere un tirocinio professionale presso uno studio di un commercialista iscritto all’Albo.
Il tirocinio non è una formalità: rappresenta il momento in cui la teoria universitaria si confronta con la realtà quotidiana dello studio. Qui si apprendono:
- la gestione dei clienti;
- le scadenze fiscali;
- il lavoro sui bilanci reali;
- le procedure operative e organizzative.
Un aspetto spesso sottovalutato è che un tirocinio affrontato senza basi teoriche solide risulta molto più faticoso. Per questo è fondamentale arrivarci con una preparazione universitaria già strutturata.
3. Esame di Stato
Completato il tirocinio, si accede all’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione. Si tratta di una prova selettiva, che verifica non solo la conoscenza teorica, ma anche la capacità di applicare le competenze a casi concreti.
L’Esame di Stato richiede:
- padronanza del bilancio;
- conoscenza del diritto tributario e commerciale;
- capacità di ragionamento professionale.
Chi ha studiato in modo frammentato o senza una visione d’insieme incontra maggiori difficoltà. Al contrario, un percorso universitario coerente e un tirocinio ben impostato rendono la preparazione più lineare.
4. Iscrizione all’Albo dei Dottori Commercialisti
Superato l’Esame di Stato, è possibile procedere con l’iscrizione all’Albo dei Dottori Commercialisti. Da questo momento si acquisisce il titolo professionale e si può esercitare la professione secondo quanto previsto dall’ordinamento.
L’iscrizione comporta anche:
- obblighi di formazione continua;
- rispetto delle regole deontologiche;
- responsabilità professionali verso clienti e istituzioni.
Il riferimento normativo
L’intero percorso è disciplinato dal D.Lgs. 139/2005, che regola:
- l’accesso alla professione;
- l’organizzazione dell’Albo;
- i diritti e i doveri del commercialista.
Conoscere il quadro normativo aiuta a evitare false aspettative e a pianificare correttamente ogni fase.
Il punto chiave: pianificare dall’inizio
Il vero errore non è impiegare qualche anno in più, ma iniziare senza una strategia. Chi pianifica fin dall’inizio:
- sceglie i corsi di laurea più coerenti;
- integra studio e tirocinio in modo efficace;
- riduce i tempi morti tra una fase e l’altra.
Un orientamento iniziale corretto consente di trasformare un percorso complesso in un progetto professionale sostenibile, evitando rallentamenti e ripensamenti.
Dove molti sbagliano
- iniziano l’università senza sapere se è compatibile con il lavoro;
- rimandano il tirocinio senza una strategia;
- scoprono tardi che i tempi sono più lunghi del previsto.
Un percorso efficace non è quello “più veloce”, ma quello più sostenibile.
Quali sono le materie da studiare per diventare commercialista?
Il commercialista non è uno specialista di un solo ambito, ma un professionista trasversale. Le aree di studio fondamentali sono:
- Economia aziendale e bilancio
- Diritto tributario
- Diritto commerciale e societario
- Gestione d’impresa
- Statistica e strumenti di analisi
La vera difficoltà non è memorizzare le norme, ma imparare a collegarle ai numeri e alle decisioni aziendali.
Perché Unimarconi può essere una scelta funzionale
La Università degli Studi Guglielmo Marconi è spesso scelta da chi:
- lavora già in ambito amministrativo o contabile;
- non può frequentare lezioni in presenza;
- vuole studiare con continuità, senza interruzioni.
I percorsi in area economica (come la L-18 e la LM-77) consentono di costruire basi solide su:
- bilancio;
- diritto;
- economia e management.
La differenza, però, la fa l’approccio: studiare con l’obiettivo di diventare commercialista rende ogni esame più concreto e spendibile.
Perché l’orientamento iniziale è decisivo
Molti rallentamenti nascono da una scelta universitaria fatta senza confronto. Un orientamento corretto permette di:
- valutare il tempo realmente disponibile;
- stimare la durata realistica del percorso;
- capire come integrare studio, lavoro e tirocinio.
Questo riduce errori, abbandoni e cambi di rotta.
Se stai valutando di diventare commercialista e vuoi capire come strutturare il percorso universitario con Unimarconi in modo sostenibile, il confronto con un centro di orientamento autorizzato è il passo più efficace.
