Diventare consulente del lavoro oggi

Una professione tecnica, richiesta e spesso fraintesa

Il consulente del lavoro è una figura chiave nel sistema produttivo italiano, ma viene ancora percepita in modo riduttivo, come se fosse limitata alla gestione delle buste paga. In realtà, è un professionista che affianca imprese e lavoratori in decisioni delicate, con risvolti giuridici, economici e organizzativi.

Capire prima come funziona il percorso è fondamentale: molte difficoltà non nascono dallo studio, ma da scelte iniziali poco informate. Ecco perché impostare correttamente la strada fin dall’inizio fa davvero la differenza.

Come si fa a diventare consulente del lavoro?

Diventare consulente del lavoro significa intraprendere un percorso professionale regolamentato, disciplinato dalla legge e riservato a chi possiede requisiti ben precisi. Non è una professione che si può esercitare informalmente: per operare in modo autonomo e assumersi responsabilità verso aziende e lavoratori è necessario ottenere un riconoscimento ufficiale attraverso l’abilitazione.

  • Il primo passaggio è il conseguimento di una laurea coerente, generalmente in ambito giuridico o economico. Non si tratta solo di “avere un titolo”, ma di costruire una base solida nelle materie fondamentali: diritto del lavoro, legislazione sociale, previdenza, elementi di diritto tributario e organizzazione aziendale. Questa preparazione è essenziale per affrontare correttamente le fasi successive.
  • Dopo la laurea è previsto il praticantato obbligatorio, da svolgere presso uno studio di consulenza del lavoro iscritto all’Albo. Il tirocinio ha una funzione chiave: consente di tradurre la teoria in pratica, di confrontarsi con casi reali e di comprendere il funzionamento quotidiano della professione, dalle scadenze agli adempimenti verso enti e lavoratori.
  • Concluso il praticantato, si accede all’esame di Stato, articolato in prove scritte e orali. L’esame verifica non solo le conoscenze teoriche, ma anche la capacità di applicarle correttamente a situazioni concrete, motivo per cui richiede una preparazione metodica e approfondita.
  • Superato l’esame, è possibile iscriversi all’Albo dei Consulenti del Lavoro e iniziare l’attività professionale, come libero professionista o all’interno di uno studio strutturato. Tutti questi passaggi sono stabiliti e regolati dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, che rappresenta il riferimento istituzionale per l’accesso e l’esercizio della professione.

Perché la scelta dell’università è decisiva

Un percorso come quello offerto da Università degli Studi Guglielmo Marconi consente di conciliare studio e altri impegni, mantenendo continuità e metodo. Questo è particolarmente utile quando, dopo la laurea, si entra nella fase del tirocinio, che richiede tempo e presenza.

Come diventare consulente del lavoro senza laurea?

È una delle domande più frequenti, soprattutto tra chi già lavora nel settore amministrativo. La risposta, però, è chiara: la laurea è un requisito centrale per l’accesso all’esame di Stato e quindi alla professione.

Il Ministero del Lavoro fornisce indicazioni generali sul ruolo e sulle funzioni del consulente del lavoro, utili per comprendere il quadro normativo di riferimento.

Cosa si può fare, allora, senza abilitazione?

Senza laurea e senza iscrizione all’Albo è comunque possibile lavorare nel perimetro della gestione del personale, ad esempio come:

  • addetto paghe e contributi;
  • impiegato amministrativo;
  • collaboratore in studi professionali;
  • supporto operativo in uffici HR.

Questi ruoli non sostituiscono la figura del consulente del lavoro, ma possono rappresentare un primo passo o una base di esperienza concreta.

Che differenza c’è tra Commercialista e consulente del lavoro?

Molti studenti sono indecisi tra queste due professioni perché entrambe operano a fianco delle imprese. In realtà, il focus quotidiano è molto diverso.

Confronto pratico tra le due figure

ElementoConsulente del lavoroCommercialista
Ambito centraleRapporto di lavoro e personaleContabilità e fiscalità
Normativa di riferimentoDiritto del lavoro e previdenzaDiritto tributario e societario
Attività ricorrentiContratti, cedolini, adempimentiBilanci, dichiarazioni fiscali
Relazione con i dipendentiDirettaGeneralmente indiretta

Il consulente del lavoro lavora “sul campo” delle relazioni di lavoro, mentre il commercialista ha una visione più ampia e finanziaria dell’impresa.

Quanto guadagna in media un consulente del lavoro?

Il reddito di un consulente del lavoro varia in modo significativo in base a diversi fattori: area geografica, dimensione e tipologia della clientela, livello di specializzazione e organizzazione dello studio (attività individuale, studio associato, collaborazione strutturata). Proprio per questo non esiste una cifra standard valida per tutti.

Le stime disponibili online indicano che i compensi tendono a crescere progressivamente con l’esperienza, soprattutto quando il professionista è in grado di gestire situazioni complesse: aziende strutturate, contenziosi, riorganizzazioni del personale, consulenza strategica sul costo del lavoro.

Un aspetto spesso sottovalutato è che non si tratta di una professione “immediata”. I risultati economici più solidi arrivano nel medio periodo, quando competenze tecniche, affidabilità e continuità nel rapporto con i clienti iniziano a tradursi in un portafoglio stabile e in un reale riconoscimento professionale.

Perché l’orientamento fa davvero la differenza

Nel percorso verso una professione ordinistica come quella del consulente del lavoro, gli ostacoli più rilevanti non riguardano lo studio in sé, ma le scelte iniziali. Gli errori più frequenti sono la selezione di una laurea poco coerente con l’obiettivo, la sottovalutazione dei tempi e delle modalità del tirocinio, una preparazione non strutturata all’esame di Stato e, soprattutto, l’assenza di una visione professionale di medio-lungo periodo.

Gli Infopoint Unimarconi nascono proprio per evitare questi passaggi a vuoto. Il loro valore non è informativo, ma orientativo: aiutano a leggere correttamente il percorso, a pianificare le tappe e a costruire una strategia sostenibile, riducendo il rischio di rallentamenti o scelte sbagliate.

In questo senso, l’Infopoint Unimarconi di Moncalieri rappresenta un punto di riferimento concreto per chi vuole impostare il percorso verso la professione di consulente del lavoro in modo realistico e consapevole, con un supporto diretto e personalizzato.

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